STAGIONE TEATRALE

Celestino V

PRODUZIONE

PUPI ITALICI - TSA ENTE REGIONALE - DIOCESI SULMONA-VALVA


TESTO E DRAMMATURGIA

GIROLAMO BOTTA E ALESSANDRA GUADAGNA


NARRAZIONE E CUNTO

GIROLAMO BOTTA


SCENOGRAFIE E COSTRUZIONE PUPI

GIROLAMO BOTTA


MANOVRA DEI PUPI

GIROLAMO BOTTA

ALESSANDRA GUADAGNA


MUSICHE DAL VIVO

VALENTINO DI MAULO

LO SPETTACOLO

La storia dell'eremita Pietro Angelerio raccontata attraverso la grande tradizione dell’OPERA DEI PUPI, patrimonio immateriale e orale dell’umanità (Unesco): una storia antica ma capace di parlare al cuore del presente, con tutta la forza, il pathos e al tempo stesso la leggerezza di un’opera teatrale.

Ecco svolgersi davanti agli spettatori la vicenda dell’eremita Pietro del Morrone, considerato santo ed eletto papa col nome di Celestino V: l’emissione della bolla chiamata PERDONANZA, la rinuncia al papato, la fuga e, infine la morte avvenuta a Fumone.

Tutta la vicenda è stata adattata teatralmente, con un processo creativo e di fantasia da cui nasce una drammaturgia inedita, in cui ci si è comunque attenuti con assoluta fedeltà nel riportare personaggi e passaggi storici realmente accaduti.

Il teatro di figura e la tecnica del Cunto dà vita ad uno spettacolo unico nel suo genere, per rappresere un momento fondamentale della memoria storica collettiva.

LA COMPAGNIA PUPI ITALICI

La compagnia è stata fondata da Girolamo Botta marionettista(puparo) e pittore nato a Palermo nel 1985, da sempre appassionato d'arte, dopo il diploma all'Istituto d'Arte dà il via alla sua carriera artistica frequentando diversi laboratori e teatri di figura del famoso teatro dei pupi Siciliani della città natale, nel 2013 si trasferisce in Abruzzo nella città di Sulmona fondando la compagnia e la realizzazione dei Pupi Italici insieme ad Alessandra Guadagna.

OPERA DEI PUPI

L'Opera dei Pupi è l'antica forma teatrale di figura di origine Italiana nata nel 1700, dichiarata nel 2008 patrimonio orale e immateriale dell'umanità Unesco (come la Perdonanza Celestiniana, dichiarata nel 2019 ) patrimonio culturale e di salvaguardia con legge Italiana n. 77/2006.

La figura è stata usata fin dai tempi antichi per trasmettere qualcosa al suo interlocutore, anche se il pupo è di complessa costruzione artigianale riesce a trasmettere con naturalezza e semplicità le storie che rappresenta.

IL CUNTO

Inanzi tutto occorre dire che è la forma di teatro più antica che esista. Il Cunto viene fatto con l’essenziale che richiede la tradizione: una pedana, una spada, il corpo e la voce.

Durante il racconto la voce si trasforma, fino a raggiungere alcuni momenti drammatici, in cui la recita risulta una metrica regolata che supera qualsiasi significato per toccare l’astrazione del corpo sonoro.

Il cuntista, ovvero il narratore professionista del ciclo carolingio e di storie epico cavalleresche è stato probabilmente il veicolo principale attraverso cui l’Opera dei Pupi ha derivato i soggetti da rappresentare nella sua forma ciclica. Da questi il puparo ha appreso la tecnica di interrompere il racconto in un momento cruciale, suddividendo le storie in infinite puntate.

Gli studiosi convergono tutti nell’affermare che sono state proprio le storie raccontate dai cuntisti ad ispirare la nascita del pupo armato.

SCENOGRAFIE

Nello spettacolo sono anche presenti vere e proprie opere di arte figurativa. Il cartellone a quadri, classico ed essenziale appoggio scenografico del cuntastorie, insieme ai fondali dipinti che fanno da sfondo alle scene dei pupi, sono parte di una scenografia teatrale tradizionale, così come gli stessi pupi, scolpiti, assemblati e lavorati a mano, sono frutto del lavoro artigianale e creativo di Girolamo Botta.