
L’INTERVISTA RITROVATA
(l'ultima testimonianza di Giovanni Verga)
di Gianni Oliva
con Domenico Galasso
Giovanni Verga non amava le interviste perché non riportavano esattamente il suo pensiero.
Nella sua vita ne concesse solo un paio, affrettandosi poi a smentirle, definendole frutto di una conversazione informale non autorizzata.
Un giovane di Catania laureato sull’opera di Verga, fu accolto con simpatia dall’anziano e schivo scrittore. Era il gennaio del 1922 e quel giovane potè fissare sulla carta le ultime volontà del grande artista, scomparso pochi giorni dopo, il 27 gennaio. Esperto di Verga, le domande dell’intervistatore sono molto pertinenti e l’anziano autore mostra di apprezzarle. Si apre quindi con fiducia al giovane catanese, parlandogli del suo metodo di lavoro, della sua visione del mondo, della dialettica tra pessimismo e nichilismo, del Ciclo dei Vinti e della sua incompiutezza. Ben disposto verso l’entusiasmo del giovane, si apre a poco a poco a considerazioni di grande rilievo non riportate altrove (giudizi sulla mafia, su Pirandello, su D’Annunzio), mentre esprime, come in una sorta di testamento spirituale, tutta la propria amarezza sulla finitudine dell’uomo.
Il ritrovamento di questo importante documento apre un nuovo spiraglio sulla conoscenza di Verga.
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